Le origini delle crocchette - Krokkostoria del 25 maggio 2026


9 minuti di lettura

Le origini delle crocchette - Krokkostoria del 25 maggio 2026

Bentrovati!

 

Allora... da dove son saltate fuori le crocchette per cani e gatti?

- CAPITOLO 1 -

Tè, fulmini e gallette  

La storia di oggi inizia nel 1860, tra le placide e fredde onde del porto di Liverpool, nell'Inghilterra della longeva Regina Vittoria (sul trono dal 1837 al 1901).

Questo è forse uno dei momenti più ricchi di meraviglia e sogni ad occhi aperti nella storia dell'umanità: praticamente ogni anno giungeva voce di nuove scoperte, che sarebbero sembrate stregoneria o follia fino a qualche decennio prima.

"Il mondo è fatto di particelle piccolissime!"
Chimici come Amedeo Avogadro stavano dimostrando, conti alla mano, che la materia era fatta di "atomi", dando ragione agli antichi filosofi atomisti, come Leucippo e Democrito (circa 500 a.C.).

"Scoperto il segreto del fulmine!"
Le saette di Zeus, temute da millenni, erano state neutralizzate dalla diffusione del parafulmine, e le potenzialità dell'elettricità stavano venendo mostrate tra lo stupore generale.

"Inventato un messaggero mille volte più veloce di un cavallo!"
Coi vari modelli di telegrafo, il tempo richiesto per far arrivare un messaggio urgente era passato da diverse settimane a qualche minuto. 

Ma, soprattutto...

"Inventata una barca che si muove senza vento e senza rematori!".

La scoperta del motore a vapore impresse al progresso umano un'accelerazione senza precedenti, sconvolgendo trasporti, commerci, geografia, industria, politica e scenari bellici.



Fino ad allora infatti i viaggi per nave eran roba per gente con coraggio da vendere.

Troppo vento?
Arrivava una tempesta, la nave colava a picco in pochi minuti, e il marinaio moriva affogato.

Poco vento?
Arrivava la bonaccia, la nave si bloccava per settimane, e il marinaio moriva di sete.

Si sapeva quando si partiva, ma non si sapeva se e quando si sarebbe tornati.
E più tempo si trascorreva in mare, più la probabilità di una disgrazia aumentava, anche a causa di malattie legate alla pessima dieta dei marinai.

Credeteci o no, quest'ultimo punto è fondamentale per la nascita delle crocchette.
Riuscite a immaginare perché?
Pensateci, e tra poco vedremo se ci avete indovinato!

Dicevamo...
Le rotte commerciali tra stati lontani, seppur remunerative, richiedevano molto tempo, denaro e sprezzo del pericolo, e ciò rappresentava un freno allo sviluppo del commercio globale.

Ma il motore a vapore cambiò ogni cosa: potenti caldaie a carbone spingevano le navi a velocità elevata, costante e regolabile.
Divenne quindi possibile calcolare con affidabilità i tempi di viaggio, e -a meno di sfortunati incidenti- il rischio di morire di fame, sete e malattie si approssimò a zero.


I "vapori" (così erano chiamate le navi a vapore) resero sempre più accessibili i porti dell'Africa, dell'Asia, dell'India e delle Americhe.
Diminuirono rischi e costi, aumentarono i viaggi, si intensificò a dismisura lo scambio di merci e persone da ogni parte del mondo.

Il mondo conobbe un'anteprima di globalizzazione, ed il fascino dei viaggi per mare e delle nuove tecnologie diede impulso alla creazione di due assoluti capolavori letterari: "Moby Dick" (1851) di Herman Melville e "Ventimila leghe sotto i mari" (1869) di Jules Verne.




- CAPITOLO 2 -

Ed ecco a noi venir per nave...  


Esattamente 9 anni dopo la pubblicazione di Moby Dick, e 9 anni prima della pubblicazione di "Ventimila Leghe", il protagonista della nostra storia di oggi, James Spratt, scendeva probabilmente la scaletta di uno di questi vapori, attraccato al porto di Liverpool.

James proveniva da Cincinnati, una città dello stato dell'Ohio, negli USA, e si era recato in Inghilterra nella speranza di fare qualche buon affare.
"Vendeva articoli veterinari", dite?
Ma neanche per idea! James era un elettricista, ed era a Liverpool per vendere parafulmini!

James stava per scoprire come in cinque minuti la vita può dirottarci verso strade a noi impensabili, e in modi così sottili e casuali da rasentare il ridicolo.

Infatti, mentre stava camminando per i moli di Liverpool, tutt'a un tratto la sua attenzione venne richiamata da un insistente abbaiare: qualche metro più in là dei marinai sorridenti stavano lanciando qualcosa da mangiare agli affamati cani del porto, che vi si fiondavano famelici.

Incuriosito dalla straordinaria avidità con cui i botoli si scagliavano sui bocconi, James si avvicinò.
Scoprì così che ad esser lanciate erano comunissime gallette, nemesi gastronomica di ogni lupo di mare.
Queste gallette infatti erano cibo pensato non per le gioie del palato, ma esclusivamente per tenere vivi (non "nutrire": tenere vivi) i marinai durante i lunghi viaggi.

Nelle interminabili traversate infatti frutta e verdura marcivano in fretta, pescare non sempre era possibile, la carne secca costava salata, e la carne salata costava... "secca"? Boh!

Ad ogni modo, nella stiva d'una nave qualunque cibo umido non durava a lungo, e così, per evitare che i marinai morissero di fame, da secoli gli si somministrava impasti di farina e acqua cotti due volte: i "bis-cotti", appunto.

Questi biscotti, o "gallette", erano doppiamente cotti per far sì che perdessero quasi ogni traccia d'acqua al loro interno: ciò li rendeva praticamente inattaccabili da muffe e batteri... ma anche dai denti dei marinai.

Può sembrare un problema da poco, ma non lo era, perché...:

- in primis, bagnare le gallette in acqua non le rendeva comunque molto più morbide del legno della nave;

- in secundis, la mancanza di frutta e verdura causava carenza di vitamine, rendendo i marinai proni a malattie come lo scorbuto, che indebolivano seriamente denti e gengive, oltre a causare emorragie, dolori, debolezza e irritabilità (da cui l'aggettivo "scorbutico").

L'unica speranza della ciurma erano quegli insettini neri che ancora oggi infestano le nostre dispense, nutrendosi di pastasciutta o legumi secchi lasciati aperti troppo a lungo.
Quegli insetti erano infatti in grado di "tarlare" le durissime gallette, rendendole quindi un poco più facili da inzuppare e masticare.

James era consapevole di questi ed altri dettagli sulle gallette, e visto il loro effetto sull'appetito dei cani, qualcosa iniziò a ronzargli nel cervello. 

Di lì a qualche mese, sul mercato inglese compariva la prima scatola di crocchette della storia: gli "Spratt's Dog Cakes".


 


  


- CAPITOLO 3 -

Una ricetta per il successo  

I biscotti per cani Spratt's erano un prodotto innovativo e geniale, sotto diversi punti di vista.

Anzitutto, erano sostanzialmente scarti alimentari venduti a cifre da alta pasticceria.
La ricetta originale infatti prevedeva l'utilizzo di farine miste di grano, barbabietola, scarti vegetali vari, sangue bovino, e non meglio precisate "parti gelatinose disidratate di manzo della prateria".

Nonostante gli ingredienti, queste maxi-crocchette erano un prodotto di lusso, destinato alla borghesia: il costo a confezione era infatti di 50 £ al pacchetto, l'equivalente di un giorno di paga di un maestro artigiano.

 

Considerato tutto, era probabile che i cani proletari, alimentati a scarti, mangiassero comunque meglio di quelli altoborghesi. 
Ma Spratt sapeva vendere il proprio prodotto: lo presentava ideale per una dieta bilanciata e lussuosa, destinato a quel gran signore che considerava il proprio cane non più come un attrezzo da lavoro, ma come membro della famiglia da viziare col più goloso degli ultimi ritrovati della tecnica. 

 

Una condotta non proprio limpidissima secondo i criteri moderni, ma da imprenditore illuminato in una società che impiegava come spazzacamini i bambini di 8 anni, e che considerava accettabile, talvolta, vederli morire incastrati nelle canne fumarie. 

James era a suo modo un visionario, e un furbacchione: aveva capito che era possibile fare bei soldoni facendo leva sull'orgoglio e sulla vanità dei borghesi, spingendoli a chiedere il meglio per il proprio cane, sul quale investivan sempre più denaro ed energie emotive. 

Gli Spratt's Dog Cakes divennero uno status symbol, e la loro fama dilagava. Senza saperlo, James aveva trovato quello che nel mondo del marketing viene chiamato "oceano blu": un mercato totalmente nuovo, senza concorrenza, con regole tutte da scrivere e una miniera di clienti da scoprire.

La "Spratt's Patent Limited" divenne in poco tempo un'azienda celebre, tanto da poter vantare la proprietà del primo cartellone pubblicitario a colori dell'intera Londra (nel 1870).
La pubblicità degli Spratt's Dog Cakes era ovunque, persino sui pacchetti di sigarette, e il loro logo diviene molto famoso, anche e soprattutto negli "ambienti giusti", come cinodromi e mostre canine. 

A un certo punto, James si abbandona a un gesto che nel mercato di oggi sarebbe considerato una follia, un'assurda imprudenza, o quantomeno una caduta di stile: assume un giovane di 19 anni.
Il ragazzo si chiama Stephen Wingrove, ha il naso per gli affari, e ripagherà questa fiducia rimanendo nella compagnia per 50 anni (più dell'aspettativa di vita di quel periodo!).

Assieme, James e Stephen creano linee di mangimi per gatti e uccelli (allora roba mai vista prima), e introducono un concetto a noi familiare: quello di "fasi delle vita del cane", a ognuna delle quali fecero corrispondere uno o più prodotti, come i biscotti "Bonio", "Ovals" e "Spix", offerti in più gusti.


 


Gli affari andavano a gonfie vele, ma purtroppo, nel 1880, James Spratt venne a mancare.
Rimasto solo, Stephen Wingrove prese in mano l'azienda, e 10 anni dopo invase il mercato USA, con una intelligente campagna pubblicitaria mirata alla fascia benestante della popolazione. 

 

Quella che agli inizi era una piccola azienda di 20 operai, 3 rappresentanti e 3 commessi, a fine secolo (1896) contava oramai tra i 500 e i 600 dipendenti, raccolti in un grande complesso industriale le cui insegne sono visibili ancora oggi, nel quartiere dell'East End londinese chiamato "Poplar".


  

- CAPITOLO 4 -

Crocchette, bombe e latta

La Spratt's entra così nel XX secolo, senza immaginare gli sconvolgimenti che in soli 50 anni avrebbero travolto le aziende: le lotte per i diritti dei lavoratori, la repressione da parte degli industriali, una guerra mondiale, l'avvento del fascismo e del nazismo, un'altra guerra mondiale per chi si fosse distratto durante la prima... e poi, la concorrenza.

In particolare, la Grande Guerra del '14-'18 fu la cartina tornasole delle inadeguadetezze tecnologiche degli stati, e al contempo un trampolino di lancio per nuove tecnologie

Infatti, il mantenimento di milioni di soldati al fronte (una cosa mai vista prima) richiedeva uno sforzo organizzativo mostruoso, poiché esigeva enormi quantità di rifornimenti continui, che il nemico puntualmente prendeva di mira.

Con le munizioni il problema era grave, perché urlare "BANG!" funziona solo in Sturmtruppen, ma il problema col cibo era anche peggiore: se il nemico faceva saltare camion, strade e ponti, le scorte alimentari di generi deperibili terminavano in fretta, esponendo i soldati a fame e denutrizione, con serie conseguenze su prestazioni, morale, e disciplina.
L'esercito che avrebbe trovato il modo di ovviare al problema avrebbe dunque acquisito un vantaggio considerevole.

Fu così che grandi investimenti pubblici e privati portarono a un progressivo miglioramento delle tecniche di conservazione in lattina, scoperte da più di un secolo ma fino ad allora tutt'altro che ottimali.
Gli alimenti in lattina consentivano l'immagazzinamento dei viveri per un lungo periodo, consentendo ai soldati di resistere in caso di mancato approvvigionamento di viveri.

 


Nel 1922 qualcosa si mosse anche in ambito veterinario: mentre in Italia Mussolini tramava per instaurare la dittatura fascista, negli Stati Uniti fecero la loro comparsa le prime lattine di carne per cani, chiamate "Ken-L Ration".
Queste prime "scatolette", a base di carne equina, divennero in breve tempo molto famose, ma la loro fama però gli si ritorse contro, poiché la loro produzione in massa significava l'abbattimento di decine di migliaia di cavalli all'anno, cosa che presto scatenò le proteste di molti cittadini.

 

Il razionamento di carne e alluminio durante la Seconda Guerra Mondiale, poi, inflisse un ulteriore colpo al settore, lasciando spazio a un'ulteriore evoluzione delle crocchette.

Nel 1950 questa evoluzione cominciò a delinearsi, quando la Spratt's venne venduta alla General Mills, un'azienda famosa per la produzione dei cereali per la colazione (i Cheerios), e nel 1956 esplose definitivamente grazie alla Purina ("The Ralston Purina Company"), che ebbe l'idea di fabbricare nuove crocchette per animali utilizzando lo stesso procedimento impiegato per sfornare i cerali da colazione: l'estrusione.

Questo procedimento, che per le crocchette partiva da scarti alimentari, si realizzava cuocendo a vapore un impasto (ad alti valori di pressione e temperatura), per poi ridurlo ad uno spaghettone che veniva tagliato a pezzetti.
Il risultato era un cibo secco, appetitoso e a lunga conservazione, ma dallo scarso valore nutrizionale a causa della perdita di principi nutritivi durante la lavorazione (problema poi risolto in tempi moderni).

Ciononostante, le crocchette così ottenute risultarono molto apprezzate dal grande pubblico: si mantenevano a lungo (cosa importante, in un mondo senza frigoriferi), e potevano essere somministrate senza sporcarsi le mani come si faceva con la carne fresca.

Anche le aziende si fecero ammaliare da queste nuove crocchette, perché consentivano di utilizzare materia prima che altrimenti sarebbe andata buttata.

Il marketing americano fece poi il resto, e le crocchette divennero sempre più diffuse, diversificandosi sempre più, con l'introduzione delle crocchette per cuccioli e medicali, e raggiungendo la diffusione mondiale.

Grazie alla sempre maggiore attenzione alla qualità dei proprietari di animali, le crocchette di oggi sono ben lontane dai primi "Spratt's Dog Cakes": sono infatti addizionate con vitamine e altri principi nutritivi benefici, quasi sempre prive di coloranti e conservanti, e sempre più spesso offerte anche in formulazioni prive di cereali e/o monoproteiche.

Noi di Krokko.it abbiamo cercato di fare un ulteriore passo in avanti, offrendo ai nostri clienti una selezione delle migliori crocchette sul mercato, e privilegiando -ove esistano alternative- alimenti prodotti da aziende attente alla qualità e all'etica professionale. 

Grazie a te, cara lettrice o caro lettore, per essere giunto fin qui ed aver dato senso a questa mia fatica!
Spero di averti fatto scoprire qualcosa di nuovo, e di ritrovarti di nuovo su questo blog tra qualche giorno, quando parleremo di due cani misteriosi, che quasi tutti guardano ma praticamente nessuno vede.
Hai capito di quali cani si tratta?
Vedremo se riuscirai ad indovinare! 

A presto!
Francesco di Krokko.it